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gennaio 26th, 2010 at 4:49 pm

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TRUMPAPOKALIPSE nella ART RIGA FAIR 2016 protagonista ILZE JAUNBERGA

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Ilze Jaunberga – con Enzo Rossi-Ròiss a Riga in Lettonia – nel giorno vernissage di una sua expo personale

Nella International ART RIGA FAIR 2016 (22 – 27 novembre) susciterà attenzioni e apprezzamenti contrastanti un grande dipinto di Ilze Jaunberga intitolato TRUMPAPOKALIPSE. Accadrà ciò perché i visitatori “trumpisti o trumpiani” disapproveranno la raffigurazione del neo Presidente USA simil Golem, considerandola pregiudizialmente irrispettosa e terrorizzante. In contrasto con gli apprezzamenti di altri visitatori che la giudicheranno, invece, opera d’arte costituita da un insieme iconico dotato di carica simbolica pesante: preconizzatore di discriminazioni razziali e occupazioni territoriali inconcepibili da ogni cittadino lettone Anonymous smurato e liberato (deSOVIETizzato del 1991 ed EUropeizzato nel 2004), renitente ad essere ri-confinato e ri-asservito in una “trumposfera” disagiante concordata con Putin.

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novembre 21st, 2016 at 5:25 pm

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DEL MIO RITRATTO DIPINTO DA LOLITA TIMOFEEVA

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DEL MIO RITRATTO DIPINTO DA LOLITA TIMOFEEVA
DIVENUTO ICONA RICORRENTE NEI BLOG DEI MIEI DIFFAMATORI
Oscar Wilde ha scritto: “Ogni ritratto dipinto con passione è il ritratto dell’artista, non del modello. Il modello non è che il pretesto, l’occasione. Non è lui che viene rivelato dal pittore che, sulla tela dipinta, rivela se stesso”. Sottoscrivo ciò, ovviamente: supportandolo con ciò che ha scritto Umberto Galimberti che riassumo succintamente assemblato.Il pittore autore di un ritratto non ha eseguito la sua opera catturando l’anima di chi risulta rappresentato, come comunemente si crede, ma la sua relazione in atto col ritrattato nel momento esecutivo, il suo amore, il suo odio, la sua indifferenza, la sua insignificanza, in una parola la qualità della “passione” di chi ritrae più che di chi è ritrattato. Dipingendo e raffigurando un incontro, una relazione, un confronto che, attentamente guardato e scrutato, lascia trasparire la relazione intercorsa tra il pittore e il rappresentato, col suo carico di sentimenti.Perciò ogni ritratto, oltre a ritrarre chi vi risulta rappresentato, ritrae anche il pittore che lo ha dipinto, tradendo la fedeltà al modello, per incrociare e ritrarre i sentimenti che il personaggio rappresentato ha suscitato nell’artista e che, a posteriori, suscita diversamente motivato in ognuno di noi nel momento in cui lo“guardiamo”. Il ritratto ha per titolo “Homo Magni/Ficus” e raffigura un uomo di età indecifrabile e bell’aspetto, curato negli abiti, in buona salute, serenamente pensoso, seduto e in attesa. E’ un ritratto “criptico” più che critico, poiché non è possibile, così raffigurato, supporre tale uomo sfinito e debilitato, destinato al peggio, data l’ostilità e l’aridità del territorio che lo circonda. Così raffigurato, si deve giocoforza supporre tale uomo capace d’interrompere l’attesa in qualunque momento, per abbandonare la postazione che occupa comodamente seduto: capace di raggiungere l’oasi più vicina che sicuramente gli è nota, dove saprà procurarsi il necessario per allontanarsi agevolmente dalla zona desertificata. ————————————
I miei diffamatori, denunciati all’Autorità Giudiziaria, sono: Elisabeth Thatcher, Cristiano Ravarino e Alberto Agazzani: quest’ultimo anche variamente pseudo(ano)nimato, autore corvo di lettere e commenti postati in blog e social-network. Il ritratto intitolato “Homo Magni/Ficus” è stato dipinto nel 2000 dalla Timofeeva per una esposizione intitolata “Timofeeva portrait gallery”, allestita nel salone del Palazzo dei Notai a Bologna. Risulta riprodotto a pag. 23 del catalogo edito da Iles Célèbes Genève …a futura memoria. L’Agazzani nel frattempo è morto suicida nella sua residenza a Reggio Emilia.
Altro mio presunto ritratto dipinto dalla Timofeeva per denigrarmi è questo che riproduco qui di seguito.
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MEMENTO
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ottobre 8th, 2016 at 3:37 pm

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UN BALLO IN MASCHERA A SIGULDA IN LETTONIA COLLATERALIZZATO DA UNA EXPO D’ARTE CONTENPORANEA

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Un ballo in maschera” di Giuseppe Verdi sarà l’attrazione principale del Sigulda Opera Music Festival 2016 (29-31 luglio) in Lettonia, messo in scena a ridosso di un castello medievale diroccato, a cielo aperto come nell’Arena di Verona. Protagonista la cantante francese Barbara Haveman: con i lettoni Janis Apeinis, Andris Ludvis, Krisjanis Norvelis, ANDZELA Goba, Kristine Gailite, Rihards Macanovskis, e altri. Organizzatore del festival Dainis Kalns.


Una esposizione d’arte contemporanea sarà visibile collateralmente nella galleria d’arte dello stesso Castello (vernissage ore 17 del 29 luglio), allestita con le opere (numerose) di 11 artiste contemporanee nate e attive a Riga (giovani e meno giovani, con CV diversi), elencate qui di seguito (in ordine alfabetico): Helena Heinrihsone, Ilze Jaunberga, Laime Kainaze, Ilze Krastina, Erika Kumerova, Irena Luse, Anita Meldere, Ilze Neilande, Inese Silina, Gita Treice, Agita Zalite.
Arte pittorica e arte melodrammatica a gogò, quindi.

Ilze Jauberga nel Teatro La Fenice a Venezia

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luglio 30th, 2016 at 5:59 pm

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DI (E PER) UN ANNIVERSARIO MATRIMONIALE ITALO-BALTICO

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Stefano Bonaga (1944) con Dante Stefani (1927)

L’Associazione Culturale Italo-Baltica si felicita (today) per il sesto anniversario del matrimonio di Lolita Timofeeva (pittrice lettone italiana) con Dante Stefani (bolognese ex Presidente di ArteFiera 1988/1999): auspicando ulteriori felicitazioni per altri anniversari omologhi in gran numero al seguito.

Per leggere altro cliccare questo link: http://www.italo-baltica.it/blog/2015-anno-ventennale-dell%E2%80%99arte-lettone-in-artefiera-1995-quinto-anniversario-del-matrimonio-con-dante-stefani-per-lolita-timofeeva-pittrice-lettone-italiana-russofona.html

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maggio 27th, 2016 at 4:38 am

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DEL CARNEVALE DI VENEZIA IN UN DOCU-FILM DI ANNY CARRARO PROIETTATO A RIGA IN LETTONIA

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Concomitante con l’expo FOTODOKUMENTI di Ilze Jaunberga nello Happy Art Museum (finissage il 30 aprile 2016), l’Associazione Culturale Italo-Baltica ha promosso a Riga  in Lettonia, il docu-film di Anny Carraro intitolato ”Il carnevale di Karin” (Karin’s Carnival) con alcune proiezioni private in ateliers d’artisti, auspicando la sua proiezione in cineclub e sale pubbliche. Lo stesso docu-film che è stato proiettato nella Sala Zorzi del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia il 30 agosto 2008, giorno ufficiale della 65esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
A una domanda specifica, Anny Cararo ha risposto: Di me vorrei che si dicesse che sono una documentarista indipendente. Osservo Venezia da “insider”, con un approccio molto soft, e raccolgo materiale per anni prima di realizzare i miei documentari, che poi porto in giro per il mondo, cercando di mostrare una Venezia fuori dal solito cliché. Giro con videocamere Sony, 150P (un mito!), e ultimamente in HDV. Sto ultimando la produzione del “Casanova sconosciuto”.
Ogni proiezione in Lettonia e stata preceduta dalle lettura, con traduzione simultanea, di un testo di presentazione scritto da Rebecca Rossi, riprodotto parzialmente qui di seguito.

IL CARNEVALE DI KARIN
un documentario di Anny Carraro

I 2007, DVCAM, colour, 46 minutes, Format: 4/3
Editing System: AVID X-Press: italiano/tedesco/francese sottot. inglese/italiano

La mattina chiara e tersa che snocciola l’arrivo dei primi turisti, la piazza affollata a mezzogiorno, il tramonto a passeggio per le calli e la notte deserta e ovattata della laguna. “Il Carnevale di Karin” non è solo un documentario girato in digitale e con il sonoro registrato in presa diretta sull’evento più famoso dell’anno della città di Venezia. È una carrellata su tutte le sue luci, i suoi colori e la sua fisiologia. Il Carnevale è come un gigante buono delle favole che a poco a poco si sveglia, ha l’incedere lento tipico di chi vive in una città fatta di stradine strette e zeppe di gradini che spezzano il passo, poi rivela tutta la sua vitalità e alla fine, come tutti, si riaddormenta. Venezia è così tutti i giorni, ma soprattutto durante il Carnevale e Anny Carraro ne racconta ogni momento con grazia e pazienza: il rituale d’apertura con il volo dell’angelo dal campanile di San Marco, la kermesse variopinta dei dieci giorni di festa, gli spettacoli nei campielli, il festival della poesia erotica della storica Compagnia de Calza, personaggi d’altri tempi e gente comune, in un trionfo di tessuti, decorazioni e colori. Non a caso la protagonista è Karin, ordinariamente impiegata di banca a Monaco di Baviera, qui straordinariamente trasformata in una damina del ‘700, che conduce lo spettatore alla scoperta del Carnevale: dall’immancabile incontro al Caffè Florian con i suoi amici mascherati provenienti da ogni parte del mondo, che qui si danno appuntamento di anno in anno, alle sfilate in gondola e sul palco in Piazza S. Marco, dalle feste nei nobili palazzi veneziani, fino al solenne “giuramento” finale. Ad accompagnarla, alcuni personaggi, tra i quali un anziano messere della ex Germania orientale e uno scrittore francese che scrive su Venezia, tutti alla ricerca di qualcosa che va oltre la finzione della maschera.

Written by rossiroiss

aprile 29th, 2016 at 6:47 am

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DELLA LETTONIA MONUMENTALIZZATA DA UN “CASTELLO DELLA LUCE” DIAGRAMMOMORFO COSTRUITO A RIGA PROSPICIENTE LA CITTA’ VECCHIA

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Il Castello della Luce dipinto da Ilze Jaunberga: esposto a Venezia nel 2009, in concomitanza con la Biennale d’Arte Internazionale nella Chiesa San Maurizio del Museo Diocesano.

A Riga, durante uno dei miei numerosi soggiorni, col Castello della Luce alle mie spalle in lontananza

Il Castello della Luce al di là del fiume Daugava a Riga in Lettonia, prospiciente la riva destra sulla quale fu dato inizio nel 1201 alla costruzione della Città Vecchia, non è un Castello, ma un Palazzo alto 66 metri: così come sono Palazzi le residenze, nomate “castelli”, edificate e abitate nel territorio lettone dai Baroni Baltici, comprese le residenze ducali curlandesi di Rundale e Jelgava (l’antica Mitau). E’, quindi, un palazzo moderno diagrammomorfo, progettato da Gunnar Birkerts, che ha la parvenza anche di Montagna di Vetro emersa dalle acque del fiume sul quale si affaccia, nel quale è insediata la Biblioteca Nazionale (Latvijas Nacionala Biblioteka) con 5,5 milioni libri editi durante i secoli XIX e XX (comprensivi di 47.000 edizioni rare e manoscritti), infrastrutturata per lo svolgimento anche di attività multimediali. Un Castello della Luce emerso come nella leggenda popolare narrata, poetata e musicata dagli artisti lettoni: tra i più illustri Rainis (Janis Plieksans 1865-1929) poeta e autore di opere teatrali (“Il cavallo d’oro – Zelta zirgs”, “Il fuoco e la notte – Uguns un nakts”) e Andrejs Pumpurs (1841-1902) autore di canzoni popolari e di un poema (“Lacplesis – Uccisore dell’orso”): dotato di carica simbolica pesante, predestinata ad esplodere in un’area metaforica molto vasta, devastando l’oppressione dell’ignoranza per dare humus alla libertà del sapere: un tempio laico della cultura nazionale, fomentatore di una ulteriore crescita sociale e culturale del popolo lettone. Materializzazione del Castello della Luce leggendario che risulta descritto come edificio simbolo della saggezza e del buon governo, sprofondato nell’acqua a causa della occupazione territoriale e della oppressione sociale e culturale del popolo originario lettone, operata da uomini armati al servizio della Chiesa Cattolica evangelizzatrice, del Re di Svezia e poi dell’URSS durante sette secoli fino al 1991. Tale Castello della Luce (costruito con il “fine lavori” datato 2012, dopo la posa della prima pietra datata 20 giugno 2008), è stato concepito come Emblema nazionale, dopo la riconquista dell’indipendenza politica e la riconquista delle libertà individuali. Risultando disapprovato da chi ha contestata la sua edificazione, considerandola dispendiosa e non prioritaria rapportata ai bisogni più urgenti della cittadinanza disagiata dalla crisi economica. Disapprovato perché costoso 200 milioni di euro: preventivati comprensivi delle tangenti che sono state sospettate come benefit pro politici al potere nel periodo della sua progettazione e del suo finanziamento. Ha una forma monumentale col lato più corto che s’inerpica come il lato roccioso di una montagna e il lato più lungo che scoscende come il declivio di una collina. L’insieme risulta multifacciale e vetroso: nel senso che ha quattro facciate quasi totalmente vetrose, diversamente connotate formalmente per chi lo esamina adottando un punto di vista rotante, con una singolare visione per il punto di vista a volo d’uccello. Helena Demakova, che ha fortemente voluto la sua realizzazione, a futura memoria di se stessa Ministro della Cultura dal 2003 al febbraio 2009, ha presenziata la cerimonia della posa della prima pietra con mani intrecciate e volto pensieroso paventando la non presenziazione della posa dell’ultima pietra (come è poi accaduto).

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aprile 21st, 2016 at 10:52 am

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SUGGESTIONI & LIBERTA’ DI ILZE JAUNBERGA – LICENZIOSITA’ & PIACEVOLEZZE DEL CARNEVALE A VENEZIA

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HAPPY ART MUSEUM A RIGA IN LETTONIA

16 aprile 2016 vernissage ore 18 /finissage 30 aprile 2016

Nel Teatro La Fenice a Venezia

Assecondando i suoi occhi, Ilze Jaunberga ha scelto e scattato ripetutamente deambulando a Venezia, non soltanto in Piazza San Marco, durante i giorni del Carnevale 2016. Con intenzioni documentarie, anziché artistiche. Ha concepito e prodotto docu-foto, quindi, più che semplicemente foto. Documenti fotografici del carnevale veneziano costituito da figuranti proletari, quindi. Illustrazioni del carnevale diurno, sceneggiato e scenografato in calli e campi free entrance, diverso dal carnevale notturno messo in scena nel chiuso dei palazzi storici e degli hotels pluristellati accessibili pagando ticket esosi con indosso costumi costosi d’antan.

Immagini catturate tramite l’obiettivo di una fotocamera, intenzionata ad esibirle, poi, come opere visive, reperti di ciò che i suoi occhi hanno scelto e privilegiato: tutte refrattarie agli estetismi della carnascialità lagunare pro tour operator, disdegnando il soccorso degli artifici ottici o cromatici.

Chiunque può approvarle, oppure disapprovarle: negando loro ogni peculiarità artistica fotografica, oppure riconoscerle meritevoli di lodi e attenzioni intellettuali.

Al cicisbeismo settecentesco casanoviano delle damine e dei damerini non risulta rivolta alcuna attenzione prioritaria o privilegiata. Poiché la Jaunberga è una pittrice “in primis”. Una individualità creativa inconsapevolmente patafisica, attratta naturalmente dall’immaginario stravagante autarchico della haute couture casalinga realizzata con le proprie mani.

La pittrice lettone ha fotografato mascheramenti eterodossi, assemblati utilizzando materiali poveri eterogenei, in alcuni casi, anziché mascheramenti ortodossi simil-settecenteschi casanoveggianti.

Altri hanno fotografato e documentato damine in abiti baroccheggiati, impegnate a bere Coca Cola nei salottini del Caffé Florian. Oppure i tanti accoppiati di ogni età, abbigliati da costumi sotto o sopra misura noleggiati per la cosiddetta bisogna, finti aristocratici carnevalizzati da positure e gestualità plebee tipiche di chi esibisce lo status del parvenus. Con tanti simil casanova parruccati e incipriati occupati a manipolare smartfon.

Perciò ha senso questa expo. Prosit !
(Enzo Rossi-Ròiss)
——————————
ILZE JAUNBERGA protagonista di una lunga intervista radiofonica in lingua lettone:

http://lr1.lsm.lv/lv/raksts/monopols/gleznotaja-ilze-jaunberga.a66756/

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aprile 5th, 2016 at 11:00 am

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Baltic Sea Region Documentary Cinema 2016 a Riga in Lettonia con la pittrice Ilze Jaunberga protagonista di un docu-film di Anny Carraro

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Anny Carraro a Venezia con l’isola San Giorgio sul fondo

Le bambole di Ilze osservano” è il titolo di un documentario (o docu-film) in fase produttiva, durata 90 minuti, che ha per protagonista la pittrice lettone Ilze Jaunberga (www.ilzejaunberga.com) . Lo ha progettato la documentarista veneziana indipendente Anny Carraro, titolare dello Studio AC Venezia/Italia e Monaco/Germania. La stessa Carraro docente universitaria, socia EDN e doc/it, interprete di conferenze in lingua tedesca, che ha già prodotto numerosi documentari premiati in festival e rassegne internazionali, attinenti principalmente Arte&Cultura e Storia. http://italiandoc.it/area/public/wid/QZS/scheda.htm

Il progetto del documentario che ha per protagonista l’artista lettone, la Carraro lo ha già presentato e illustrato al Programma Media 2009, al Film Festival di Berlino 2010, allo Italian Doc Screenings 2014 e al Baltic Sea Forum 2014.
Dall’1 al 16 aprile 2016 lo presenterà e illustrerà a Riga in Lettonia, con un trailer di 3 minuti (
https://vimeo.com/97218481) e una relazione di 20 minuti, partecipando al Baltic Sea Region Documentary Cinema 2016, insediato nel LKA Rīgas Kino muzeja vadītāja/ Peitavas iela 10, Rīga, LV-1050 (ieeja no Mazās Peitavas ielas) – www.kinomuzejs.lv

Ilze Jaunberga

Ilze Jaunberga il “Castello della luce” (Biblioteca Nazionale)

Breve sinossi

Con la sua icona ricorrente, la “bambola” – suo “alter ego” – Ilze Jaunberga, artista lettone e patriota orgogliosa, impegnata a preservare l’identità della sua nazione, crea un link fra il presente e la mitologia lettone. La monumentale struttura della Nuova Biblioteca Nazionale di Riga rievocata nei suoi dipinti del trittico “Castello della Luce”, riferimento inequivocabile alla leggenda popolare nazionale della Montagna di Vetro, che sta a simboleggiare il risveglio della Lettonia e la ritrovata indipendenza politica nel 1991, successiva alla caduta del muro di Berlino nel 1989.

Ilze è nata nel 1978: al tempo della “rivoluzione pacifica”, con i suoi genitori ha preso parte alla “catena umana” lunga 600 km attraverso le tre repubbliche baltiche nel 1989, che ha condotto a cambiamenti radicali fino all’ingresso nella UE.

Ascoltando le canzoni popolari in lingua lettone, molti ricordi riaffiorano nella memoria della pittrice, soprattutto l’amore per la sua Patria e, ripetutamente, il desiderio di abitare a Venezia, che un bel giorno è divenuto realtà. Nel documentario re-incontriamo Ilze in Italia, a Venezia dove ha già soggiornato più volte (la prima nel 1997), in concomitanza con la Biennale e il Carnevale: dove ha praticato anche “cross culture”, cimentandosi nella creazione di sculture in vetro a Murano.

I suoi ultimi dipinti, focalizzati sulla maschera “Anonymous”, iconizzano nuovi drammatici sviluppi nella contemporaneità sociale (sia politica sia economica sia culturale), con le sue “bambole” che continuano inperturbabili e indisturbate a osservare e testimoniare ciò che accade.

ILZE JAUNBERGA ha allestito la sua più recente expo personale nello Spazio Arte del Teatro del Navile in Italia, a Bologna in concomitanza con con ArteFiera & Art City 2016. Titolo dell’expo “Anonymous Reservatus”. Web Eco Press:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/06/foto/il_volto_piu_ambiguo_e_ribelle_una_mostra_sulla_maschera_di_anonymous-132846792/1/?ref=fbplbo#1

“Anonymous Reservatus” perché nei dipinti di Ilze Jaunberga risulta ricorrente come costante iconica la maschera con baffetti e il pizzo, divenuta simbolo della protesta contro il potere e le sue macchinazioni col terrorismo, memoria postuma ante litteram del rivoltoso inglese Guy Fawkes: cospiratore cattolico mancato regicida, trucidato trentaseienne a Westminster il 13 aprile 1606 (regnante Giacomo I°, e vivente Shakespeare 1564-1616).

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febbraio 18th, 2016 at 5:10 pm

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A BOLOGNA UNA EXPO DI ILZE JAUNBERGA

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La Repubblica – BOLOGNA. it

(http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/06/foto/il_volto_piu_ambiguo_e_ribelle_una_mostra_sulla_maschera_di_anonymous-132846792/1/?ref=fbplbo#1)

Il volto più ambiguo e ribelle:

Bologna, una mostra sulla maschera di Anonymous

di GIULIA FOSCHI


La maschera più ambigua e globalizzata, icona della ribellione, indefinibile, pericolosa e priva d’identità, ha ispirato l’artista lettone Ilze Jaunberga, autrice della serie “Anonymous Reservatus”, in mostra fino al 10 febbraio al Teatro Navile di Bologna (via Marescalchi 2/b). Opere in cui ricorre il volto beffardo di Anonymous, con i baffetti e il pizzetto, tra pagliacci, costumi carnevaleschi, animali fiabeschi e scene di rivolta sociale: impossibile sapere chi si cela dietro alle maschere, uomo o donna, bianco o nero, giovane o anziano, rivoluzionario o reazionario. La mostra, a ingresso libero, si può visitare nei giorni di programmazione della stagione teatrale dalle 18 alle 20. Informazioni teatrodelnavile@gmail.com, 051 224243

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febbraio 8th, 2016 at 5:23 pm

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DOPO LA “MAMMA MIA “ PIZZERIA IL RISTORANTE “CASA NOSTRA” A RIGA IN LETTONIA

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A Riga in Lettonia, durante gli Anni 2000 è stata attiva una pizzeria nomata “Mamma Mia” (contigua alla Università), gestita da un italiano con moglie nord-europea. Nella stessa città ha avuto inizio (venerdì 20 novembre 2015) l’attività di un ristorante nomato “Casa Nostra” gestito da un italiano (Adriano Carlesi), matrimoniato con lettone-australiana (Sandra Klavins), artefice di Roma Riga Consulting, altra agenzia così nomata e insediata a Roma. Trattasi di una intrapresa eno-gastronomica-caffeinica (mailata “kikodoro@gmail.com” – info 28631716 – mappata “Elisabetes iela 10/B”), destinata ad assumere anche il ruolo di agenzia per l’incremento dei rapporti economici tra Italia e Lettonia, location referente per ogni altro rapporto di Pubbliche Relazioni.

Written by rossiroiss

novembre 22nd, 2015 at 3:50 pm

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