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LETTONIA: MEGLIO IL LATS O L’EURO ?

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http://www.fareforex.com/lettonia-meglio-lats-euro/14871/

di  Simone Ricci  (10 settembre 2012)

L’euro potrà anche non essere molto apprezzato da molte persone a causa della crisi del debito che sta sconvolgendo il Vecchio Continente, ma qualche sentore di entusiasmo nei suoi confronti ancora si può avvertire: è il caso della Lettonia, paese che si appresta a incrementare le dimensioni dell’eurozona, accantonando quindi per sempre la propria valuta storica, il lats. Il piano della nazione baltica prevede l’adozione della moneta unica a partire dal 1° gennaio del 2014, un appuntamento che lo stato non vuole affrontare in modo caotico. I disastri della Grecia non sono ritenuti fondamentali per la scelta, anzi c’è la convinzione che ora l’area dell’euro sarà molto più preparata nell’affrontare emergenze simili.
La recessione lettone del 2008-2009 ha imposto una austerity draconiana, un provvedimento severo e rigido, ma comunque necessario per rispettare i criteri di Maastricht. Un altro obiettivo che il governo di Riga si è posto è quello di mantenere l’agganciamento del lats all’euro. Ma anche se la Lettonia dovesse rispettare tutti i requisiti previsti dal trattato, saranno i membri dell’eurozona, la Commissione Europea e la Bce ha decidere se l’ingresso potrà essere perfezionato.

Un caso identico è stato quello dell’Estonia e risale a un anno fa, con una ammissione nella tormentata regione dell’euro e circostanze molto simili a quelle attuali. L’euro-entusiasmo si avverte in maniera ancora più netta all’interno della banca centrale lettone: non è un caso che lo stesso istituto abbia enfatizzato di recente i benefici di una simile scelta valutaria, ma che apporto avrà l’euro dal nuovo membro? Il lats era stato fatto entrare nell’Aec2 (il meccanismo di cambio europeo) nel 2005, con una banda di oscillazione fissata a 0,7028 lats per ogni singolo euro, mentre in precedenza era stato messo in relazione a un paniere di monete e sottoposto ai diritti speciali di prelievo. Solo la storia ci dirà se la scelta della Lettonia sarà stata lungimirante.

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settembre 12th, 2012 at 6:57 pm

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DALLA LETTONIA NELL’ITALIA SALENTINA DELLA TARANTA

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DALLA LETTONIA NELL’ITALIA SALENTINA DELLA TARANTA
Agnese Skujina e Kristine Kvitka pittrici in carriera

Agnese Skujina (nata nel 1985 a Limbazi) e Kristine Kvitka (nata nel 1983 a Riga) sono arrivate in Italia tramite Erasmus, provenienti dalla Lettonia, per studiare a Lecce, presso l’Accademia delle Belle Arti. Si sono stabilite a Specchia e Tricase, comuni della provincia salentina nota per la “Taranta”, dove hanno cominciato a darsi visibilità locale come giovani pittrici in carriera, esponendo in loco alcune delle opere già dipinte. In Lettonia tornano di tanto in tanto, soggiornandovi per brevi periodi. Sono impegnatissime a interrelazionarsi in Italia per la realizzazione di ogni progetto professionale: a cominciare da Lecce, la più estrema e periferica città del territorio peninsulare italiano. Sono presenti in Facebook per eventuali facebookamicizie. Linkabili in Google.
Agnese Skujina:
http://www.giornaledipuglia.com/2012/09/skujina-laltro-punto-di-vista-sul-mondo.html
http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=5518&p=biografia

Kristine Kvitka:
http://www.saatchionline.com/profile/238386

http://www.sudnews.it/risorsa/40772_Il_%22_realismo_magico%22 di_Kristine_Kvitka.html

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settembre 3rd, 2012 at 1:20 pm

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A PAOLO DE GRANDIS SONO MANCATI MOLTI CLIENTI ALLE SUE LOCATIONS LE ESPOSIZIONI ABITUALI – LA REPUBBLICA DI LETTONIA IN PRIMIS

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Dal 1995 al 2012 Arte Communications, l’agenzia di servizio espositivo generata dal duo (non più duo) De Grandis-Tirkkonen, ha organizzato a Venezia 87 mostre, comprensive di 41 Partecipazioni Nazionali alle Biennali dell’Arte e del’Architettura e 46 Eventi Collaterali prezzolati. Durante il 2012 la stessa agenzia di servizio ha organizzato soltanto Open 15 (http://www.rossiroiss.it/blog/?p=531) e un Evento (prezzolato) Collaterale alla 13.Biennale dell’Architettura, ri-clientelando Hong Kong in Campo della Tana.
Il De Grandis sconiugato dalla Tirkkonen non è riuscito, quindi, a locare gli spazi espositivi rubricati nel suo sito come locations veneziane disponibili per l’insediamento di mostre d’arte, malgrado i Patrocini e le medaglie curriculati: significando (così!) che ha interrotto ogni rapporto con la clientela abituale, sia italiana sia straniera. La Repubblica di Lettonia in primis non ha preso in considerazione l’insediamento del suo Padiglione nello Spazio Ferrari (100 mq uso ufficio), nè in Riva San Biagio (mininegozio per souvenirs) o nella Scoletta San Giovanni Battista (tre monospazi sovrapposti come in una torre), già sperimentati come spazi espositivi surroganti e inadeguati, oltre che mal-mappati.

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settembre 3rd, 2012 at 7:58 am

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LA LETTONIA EN-PLEIN-AIR NELLA BIENNALE ARCHITETTURA 2012

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LA LETTONIA EN-PLEIN-AIR NELLA BIENNALE ARCHITETTURA 2012

SOBRIAMENTE E SENZA CURATELA FITTIZIA AGGIUNTA

La Repubblica di Lettonia sarà presente nella 13.Biennale dell’Architettura a Venezia (28.8 – 25.11.2012) en-plein-air in Campo San Zaccaria (Sestiere Castello) nella zona retrostante la basilica di San Marco. Si darà visibilità con una installazione simil-pubblicitaria costituita da elementi modulari che intelaiano superfici di acciaio lucido specchiante, iconizzate con testi e immagini, destinata ad essere molto fotografata dai turisti visitatori della chiesa San Zaccaria. I più stanchi e assetati l’apprezzeranno come oasi provvista di fontanella pubblica e superfici sulle quali sostare seduti.
Dopo l’insediamento 2008, sperimentato anche nel 2010, nel costoso mini negozio per souvenir di Riva San Biagio del duo De Grandis-Tirkonnen di Arte Communications, l’insediamento en-plein-air (sicuramente meno costoso) in tale Campo equivale a un salto di qualità organizzativa e partecipativa senza precedenti, per il quale merita ogni elogio chi l’ha pensato e realizzato.

Nel sito web “la Biennale” la partecipazione lettone risulta schedata come qui di seguito.

LETTONIAInner Freedom. Riga street in Venice

“Other Side Studio” Other Side Studio (Aksels Bruks, Kristaps Kleinbergs, Edgars Rožkalns, Helvijs Savickis, Austra Stupel) con Liga Apine e Ieva Kulakova

Commissario: Andris Kronbergs. Curatore: Ieva Kulakova. Curatore Aggiunto: Andris Brinkmanis. Sede: Campo San Zaccaria
www.innerfreedom.lv

Stampigliato su un totem trifacciale indicatore sul campo questo testo (in lingua italiana).

RIGA  STREET IN VENICE

La questione della responsabilità professionale dell’architetto, la sua libertà interiore, sono al centro dell’esposizione della Repubblica Lettone. Usciamo in città, dove troviamo un posto per poter conversare sulla riverenza verso l’esistente e la creatività, sulle esperienze precedenti, sulla preziosità dello spazio vuoto e sulla libertà interiore. In un vicolo di Venezia un’installazione di lamiere di acciaio lucido forma una parete a specchio che dsi insinua lungo la strada e consente ai visitatori di vedere allo specchio se stessi, Venezia e Riga la nostra città natale.

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agosto 24th, 2012 at 6:16 pm

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ILZE JAUNBERGA in “Carnascial ART esca 2012″

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Star in esposizione Dodo D’HambourgL’AltrangeIlze Jaunberga ”Carnascial ART esca” 2012 nella Galleria Totem-Il Canale
Sul Canal Grande a Venezia per il Carnevale dal 4 al 21 febbraio

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La pittrice lettone Ilze Jaunberga esporrà alcune sculture in vetro nella Galleria Totem-Il Canale a Venezia dal 4 al 21 febbraio 2012, in concomitanza col Carnevale, accompagnando le sue opere a 10 maschere extra large dell’artista spagnolo L’Altrange e a 100 foto degli anni Cinquanta del secolo scorso che rendono omaggio alla striptease Dodo D’Hambourg del Crazy Horse di Parigi, star del Mondo di Notte. Tale esposizione è patrocinata dalla Compagnia De Calza “I Antichi, sponsorizzata dalla Associazione Culturale Italo-Baltica a cura di Enzo Rossi-Ròiss.


Per sapere di più cliccare i link che seguono:
TOTEM-IL CANALE: http://www.totemilcanale.com/totem/index.php?option=com_content&view=article&id=125&Itemid=98&lang=en
IL RIDOTTO: http://www.ilridotto.info/it/content/carnascial-art-esca-2012
FACEBOOK: http://www.facebook.com/events/334063063279852/
DODO D’HAMBOURG: (http://www.facebook.com/group.php?gid=119431291415768)- http://www.ilridotto.info/it/content/dodo-d%E2%80%99hambourg-leremita
L’ALTRANGE: (http://www.youtube.com/watch?v=G2CwW_83scQ) – (http://www.bcnartis.com/index.php?option=com_content&task=view&id=24&Itemid=101)
ILZE JAUNBERGA: (www.ilzejaunberga.com)
ENZO ROSSI-ROISS: (http://www.rossiroiss.it/blog/)

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gennaio 17th, 2012 at 11:37 pm

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L’INTELLETTUALE CERCA LA VERITA’ OPPURE VUOLE ESSERE INFLUENTE ?

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SIA ESSO ARTISTA, POETA, SCRITTORE, ESEGETA TUTTOLOGO
http://www.iantichi.org/content/lintellettuale-cerca-la-verit%C3%A0-oppure-vuole-essere-influente

Le due opere in esposizione a sinistra sono state realizzate da Ilze Jaunberga

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“Si tratta del fatto che egli non cerca la verità, ma vuole essere influente?”
Per dare risposte a questa domanda di Karl Popper è stata concepita da Inga Steimane una esposizione d’arte “ecumenica” di opere selezionate ad hoc, tutte di artisti lettoni in carriera impegnati a lanciare sfide, allestita nell’Art Space Riga per essere inaugurata il 16 dicembre 2011. L’iniziativa è stata intrapresa coinvolgendo le realtà lettoni (righesi la gran parte!) che costituiscono la rete di canali (compresi quelli economici e sociali) che conducono e convogliano le opere d’arte all’incontro con chi è attrezzato per esporle e promuoverle, oppure collezionarle (Associazioni, Gallerie d’arte, Collezionisti Privati). Tale esposizione è proposta, perciò, come tentativo sperimentale da replicare, eventualmente, a conclusione di ogni annata, per verificare le “influenze” esercitate con successo oppure fallite, e segnalare chi porta nuova verità artistica influente. Dando risposte anche a queste altre domande: Vuole essere influente l’artista? Vuole essere influente il curatore? Vuole essere influente il giornalista recensore? Digressionando ad libitum della modestia e della immodestia intellettuale degli artisti e di chi li deambigua compiendo esercizi scrittòri esegetici impressionanti più che comprensibili… disapprovati da Karl Popper.

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dicembre 13th, 2011 at 5:19 pm

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ESPOSTO IN ART SPACE RIGA PROVENIENTE DA VENEZIA IL CASTELLO DELLA LUCE DIPINTO DALLA JAUNBERGA SU MISURA PER LE PARETI DI UN MUSEO

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L’Art Space Riga è un complesso espositivo municipale lettone, concepito per essere utilizzato come location unica e multipla: nel senso che è possibile insediarvi esposizioni diverse, allestite in spazi sezionati autonomi, oppure esposizioni uniche totalizzanti. E’ dotato di ristorazione e caffetteria accessibili a chiunque, con guardaroba, book shop e postazione per il pagamento del tiket: mappato a Riga nel sottosuolo del Riga Dome (il Palazzo Municipale) contiguo alla chiesa monumentale San Pietro, è prospiciente le Teste Nere (fotografatissime dai turisti). Con al di là del fiume Daugava, poco distante, la mega biblioteca in costruzione Castello della Luce. (http://www.gaismaspils.lv/gp/index.php)
In questo Art Space (http://artspace.riga.lv/lv/izstades/pasakums?izspas=318 ) la pittrice lettone Ilze Jaunberga ha allestito l’esposizione personale intitolata ”Evviva Carnevale!” a cura di Inga Steimane, incastonando tra le opere carnevalesche i tre grandi dipinti (cm. 240×200), già esposti a Venezia nella Chiesa San Maurizio in concomitanza con la 53 Biennale d’Arte nel 2009, nei quali il Castello della Luce risulta iconizzato a futura memoria per la prima volta, immediatamente dopo la posa della prima pietra. (http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=73952)
La Jaunberga ha scelto le grandi misure, perché ha considerato il Castelo della Luce una grande rappresentazione architettonica di ciò che illustra emblematizzata la nuova Lettonia emersa con i suoi miti e i suoi riti culturali dal profondo delle acque nelle quali è rimasta a lungo inabissata. Ed ha eseguito i tre grandi dipinti predestinandoli ad essere collocati sulle superfici parietali di un museo, oppure di un salone di rappresentanza bancaria.
Chiunque li collezionerà riceverà, quasi certamente, l’invito a prestarli per essere esposti nel Castello della Luce allorché tale edificio sarà inaugurato e comincerà ad essere fotografato da ogni turista come edificio simbolo della Lettonia post-sovietica: variamente raffigurato su carta e tela dai pittori dilettanti e riprodotto miniaturizzato come il Colosseo a Roma, la Tour Eiffel a Parigi e la Statua della Libertà a New York) per chi colleziona souvenirs.

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Il 20 giugno 2008 fu posata la prima pietra per l‘edificazione a Riga in Lettonia del Castello della Luce sulla riva sinistra del fiume Daugava, nel quale sarà insediata la Biblioteca Nazionale Lettone (Latvijas Nacionalas Bibliotekas) infrastrutturata per lo svolgimento anche di attività multimediali. Il Ministro della Cultura in carica Helena Demakova presenziò la cerimonia con mani intrecciate e volto pensieroso, desiderando presenziare (sicuramente!) anche la posa dell’ultima pietra: non immaginandosi destinata a divenire ex ministro (nel frattempo) e poi anche ex deputato del parlamento.

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ottobre 29th, 2011 at 8:35 pm

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DELLA MANCATA ECO WEB-MASS-MEDIATICA DI UNA MOSTRA D’ARTE ALLESTITA A MOSCA

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CON OPERE DI CHRISTIAN BALZANO – FRANCESCO ATTOLINI – LOLITA TIMOFEEVA
http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150348325903473

Che cosa scrivere della esposizione d’arte dei tre artisti eterogenei diversamente curriculati (Francesco Attolini, Christian Balzano e Lolita Timofeeva) che hanno la casa e l’atelier in Italia, allestita a Mosca nella MI Rudomino All-Russia Biblioteca di Stato, promossa autarchicamente e accreditata da una curatela single italiana autoreferenziale: massmediatizzata soltanto nel web con un comunicato stampa in lingua italiana postato e ripostato in alcuni blog amicali?

Do seguito a ciò che ho scritto per il post DELLA TIMOFEEVA BIENNALIZZATA A MOSCA IN UNA BIBLIOTECA NOMATA “MI Rudomino Russia”
(http://lampisterie.ilcannocchiale.it/post/2680617.html), scrivendo che risulta scritta tutta in lingua italiana la web-eco suscitata da tale esposizione, ignorata dagli addetti ai lavori della comunicazione artistica in lingua russa, perché è stata penalizzata dalla promozione autarchica e dalla monocuratela autoreferenziale italiana priva di relazioni con addetti ai lavori della critica d’arte russofona.
Diversamente dalla esposizione personale di Ilze Jaunberga, intitolata EVVIVA CARNEVALE!, allestita nell’Art Space Riga in Lettonia (http://www.facebook.com/event.php?eid=154066234683931), accreditata dalla curatela di un doppio misto, composto da personalità diversamente e proficuamente relazionate ognuna col Sistema dell’Arte, sia in Lettonia sia in Italia, ognuna con testo inedito originale catalogato, scritto ad hoc (e per l’occasione espositiva) nella propria lingua.
Cliccare i link che seguono per verificare: http://lampisterie.ilcannocchiale.it/post/2687720.html

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ottobre 29th, 2011 at 12:44 pm

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Evviva il Carnevale! Tras-raf-figurato dalla pittrice Ilze Jaunberga

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30 SETTEMBRE/30 OTTOBRE A RIGA IN LETTONIA

Curatore: Inga Steimane
Sede: Riga Art Space / RIGAS MAKSLAS TELPA / Kungu iela 3 (zem Rātslaukuma)

Patrocini italiani: Fondazione Museo “Venanzo Crocetti” Roma – Compagnia De Calza “I Antichi” Venezia
Sponsor: Berengo Studio Murano Venezia
Catalogo trilingue (lettone, inglese, italiano) con testi di Inga Steimane e Enzo Rossi-Ròiss
Organizzazione: Associazione Culturale Italo-Baltica.
http://kultura.delfi.lv/news/art/rigas-makslas-telpa-bus-apskatama-ilzes…
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Qui di seguito il testo di Inga Steimane.
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“… e ci sono pochi quadri che meritano di essere visti”: ancora una volta Ilze Jaunberga (1978) mi fa ricordare ciò, quando parliamo dell’arte. Dopo averglielo sentito dire, guardiamo più da vicino la creatura che è evidente in tutti i suoi quadri: con questa testa liscia simile a una bambola priva dei capelli che potrebbe svelare un segreto.
Perchè vaga come fosse stata cacciata dalla comunità e… che cosa osserva? Sarebbe interessante sapere.
Chi è colpevole di questa identità sintetica, di questa mutazione, e che cosa è stata prima?
Lo sguardo sonnambolico si rivela contagioso, con ciò che cerchiamo di indovinare – il punk non commerciabile, il modello o la diva del pop? – si guarda attorno. Così lo spettatore guarda i quadri di Ilze Jaunberga per un certo periodo a distanza, senza avvicinarsi.
Come tutte le forme architettoniche e corporee dipinte in maniera sofisticata, le forme e i corpi dipinti dalla Jaunberga risulterebbero generate da un qualche pazzo esercizio surreale professionale e nello stesso tempo costituiscono una pesante responsabilità, portando il dovere difficilmente comprensibile delle abilità e competenze regalate da Dio.
Che cosa fare?
Prendere se stesso per la nuca come Münchhausen e lanciarsi nello spazio spettrale del quadro, dove diventi più perplesso dall’indicazione chiara: Casa di Giuletta (2006)?
Aspettare quando qualcuno ti inviterà?
La teatralità di Ilze Jaunberga, che per lungo periodo è sembrata chiusa agli estranei (2002-2009), negli ultimi tempi è diventata più accessibile, più libera, nonostante rimangano gli schemi delle immagini e il flusso spaziale dei quadri, e l’imbuto compositivo dello spazio minacci di assorbirci come prima. Essenzialmente, i quadri sono monocromi, però, e il rosso aggressivo, che regnava prima, è stato cambiato dal tono dorato delle albicocche.
Nelle opere che sono datate con l’anno 2010 ha dipinto il carnevale: il vero carnevale di Venezia, la festa delle maschere. Le persone mascherate creano mascherate creano i gruppi delle figure personificate, e ciò differenzia queste opere dalle precedenti. Ci sono i ritratti di alcuni Compagni De Calza e ci sono i nomi che ci aiutano a comprendere meglio i quadri, quando si leggono nella sua bio-bibliografia. E ci sono i racconti dell’elenfaticidio alla fine del carnevale 1819 o delle muche. Le immagini si doppiano, triplicano e volano: non c’è di che sorprendersi, questo tipo di surrealismo non disturba più nessuno. Qui la testa liscia di bambola si armonizza insieme con gli altri. Ma chi si cela sotto la maschera? C’è qualcuno là?
Il geniale Leonardo (1452-1519), che credeva fanaticamente nella forza dell’illusione del quadro, convinto com’era che nel quadro si possano rappresentare precisamente gli effetti della natura, è uno dei Grandi nelle cui opere Ilze Jaunberga si riconosce. E riguarda ciò come la natura sovrana da studiare. Così, per esempio, “Donna con ermellino” (circa 1490) dipinta più di cinquecento anni fa diventa un d’aprés di Ilze Jaunberga nel 2003. La dipinge tutta, eccetto la testa. L’ermellino, il vestito e lo sfondo scuro si trasferiscono nel suo quadro come una copia appropriata, praticamente senza cambiamenti, tranne la faccia del quattrocento.
La Jaunberga emblematizza la sua pace spirituale e il suo canone di bellezza classica con il suo segno divenuto logotipo– la faccia, che è evidente nei suoi quadri già da nove anni. La bambola, la maschera, il segno canonizzato – questi concetti nascono come sinonimi della faccia, senza la quale non è pensabile o riconoscibile nessuno dei suoi quadri.
Anche altre denominazioni pian piano nascono – per esempio, readymade o design. Queste ultime particolarmente ci lasciano riguardare la faccia nominata come produzione separata.
Sono particolarmente molto interessata alla rivelazione e determinazione degli elementi di readymade nella pittura contemporanea. Sicuramente non assomigliano affatto alle produzioni dichiarate arte dal progenitore dell’arte moderna Marcel Duchamp (1887-1968). Però il fondamento concettuale di readymade – prendere il materiale pronto e coinvolgere, così rendendo la struttura dell’opera e la sua unicità più complicata – secondo me, è comprensibile: spesso anche se la struttura della produzione separata confluisce con il resto, come appare anche nei quadri della Jaunberga.
La Jaunberga dipinge la produzione in modo simile come tutto il resto di ogni suo quadro – sulla stessa tela con gli stessi colori ad olio e con le sue mani. Però esiste una nuance: per questa faccia viene usato un modello speciale ed esattamente ciò diventa la prova regina, esaminandola come readymade.
Non ho provocato invano all’inizio l’immaginazione sulla biografia della faccia vagabonda – il punk difettoso o il modello, o il protagonista di videoclip. Potevo immaginare qualcosa migliore, persino “Alice nelle città” (Wim Wenders), forse i viaggiatori etnografici del mondo come Honza o Spriditis. Però questi pensieri di alto valore culturale sembrano inutili, perchè Ilze Jaunberga non ha complessi originati dai danni provocati dalla cultura pop e sottocultura. Completamente il contrario. Niente disturba il suo bel talento virtuoso e accademico di accostare la tela, persino dipingere diverse sfumature in trance accompagnata uditivamente alla diva del pop tedesco Sandra Close to Seven.
La riconoscibilità modernamente industriale dei criteri estetici della faccia schematizzata non è discutibile: il trucco sottolineato e i contorni degli occhi drammaticamente grandi, la modellazione del cranio sinteticamente liscio e con il chiaroscuro pensato, le labbra increspate in forma rotonda vagamente schematiche (“per risparmiare il tempo”) e aggiungere nei quadri accanto agli altri per ottenere l’effetto voluto con le pupille non vedenti, che sono così grandi e nere come dopo la visita all’oculista.
L’estetica della faccia è pronta. È illustrata come nei prodotti offerti dall’industria e Ilze Jaunberga secondo questa ricetta costruisce l’immagine. Anche Leonardo sceglieva gli effetti, li cercava, quando diceva che è meglio dipingere la persona durante il giorno nuvoloso o di cattivo tempo, non quando il sole splende, o durante la sera, “quanta tenerezza e raffinatezza si può percepire nelle facce umane in questo tempo”.
A proposito dei colori. In questa questione Ilze Jaunberga è d’accordo con la moda del quattrocento, la quale riconosce che i giochi di colori non sono l’aspetto più importante della pittura: sono importanti la rappresentazione della forma e l’atmosfera, che, secondo lei, deve essere “tanto bella e emozionante come il tramonto”. L’artista ha simile atteggiamento verso i colori. Come Leonardo, quando nel suo Trattato scrive: “[..] ma i colori onorano soltanto quelli che hanno creato loro, perchè nei loro non c’è niente altro da ammirare, soltanto la loro bellezza, e la bellezza di colori non è il merito d’artista, ma il merito di quello chi ha creato loro. La persona [nel quadro] può essere vestita nei colori brutti e comunque può sorprendere quelli che osservano con l’illusione di rilievo.” E la pittura con il colore bianco, che anche caratterizza le opere di Ilze Jaunberga, fa ricordare l’architetto e l’umanista Alberti (1404-1472), che considerava che una terza parte dell’opera dovrebbe essere fatta bianca per fare tutta l’opera sembrare… allegra e comparescente.
“Non c’è il fondamento per il pessimismo,” nel 1983 diceva Karl Popper (1902-1994) ed era molto sconvolto da ciò che nella gente era inculcato e vissuto nel mondo cattivo e bugiardo. “Vedo il pericolo più grande nel pessimismo, cioè, nei tentativi continui di convincere la gioventù che loro vivono nel modo cattivo”, dice Popper e mi fa ricordare l’umanità dei quadri di Ilze Jaunberga che è pietrificato nei tratti e che guarda il mondo in modo cauto – se non è stata la vittima dell’inculcamento di questo tipo. Là, sotto la maschera, dovrebbe esserci qualcosa. Popper vuole che comprendiamo e invita la nostra mente: “Guardando storicamente, noi (questa è la mia opinione) viviamo nel mondo migliore che sia esistito. Certo, questo è il mondo cattivo, perchè esiste migliore, e la vita ci incita a cercare il mondo migliore. E dobbiamo continuare questa ricerca del mondo migliore”.
Evviva Carnevale!
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La mostra personale di Ilze Jaunberga “Evviva Carnevale!” nello Spazio Arte di Riga è costituita da 18 quadri (alcuni costituiti da due, altri da quattro tele 120×100 cm), che sono stati dipinti nel periodo 2009-2011. Questa è la sua prima mostra personale a Riga. Dal 2005, l’anno in cui ha conseguito la laurea magistrale in pittura dall’Accademia d’Arte di Lettonia, ogni anno alla fine di febbraio o all’inizio di marzo – questo dipende dal digiuno quaresimale nel calendario della chiesa cattolica – partecipa al carnevale di Venezia. L’artista ha delle strette amicizie con una delle più antiche associazioni delle tradizioni del Carnevale di Venezia – la Compagnia de Calza “I Antichi“. Vivendo, come Ilze Jaunberga dice ”questa festa ipnotica, la sua atmosfera fantasmagorica e surreale“ insieme con la Compagnia de Calza “I Antichi“, dopo lo dipinge. Nei suoi quadri sono raffigurati i protagonisti principali di questa associazione: particolarmente quelli che organizzano il ballo più splendido del carnevale “La Cavalchina“, che ha luogo a conclusione del carnevale nel teatro dell’opera di Venezia “La Fenice“.
“Quello è un mondo con le sue regole del gioco. Per ogni maschera antica esiste il codice di comportamento. Il paradossale, l’illusorio, l’improvvisazione, la teatralità, la civetteria con la morte sempre esistente nell’estetica del carnevale di Venezia, più l’allegria infantile”. Ilze Jaunberga descrive la sua esperienza e ammette che l’incontro con “i veneziani più veri” è stata fatale per lei, perchè l’estetica del carnevale di Venezia l’ha affascinata dall’infanzia così evidentemente, che quando ha cominciato a soggiornare in Italia e frequentemente a Venezia, un’amica d’infanzia le ha detto e fatto ricordare: “Da quando ti ricordo, sempre hai parlato di Venezia e del carnevale di Venezia”.
Dal 2004 Ilze Jaunberga crea la sua carriera professionale in Italia, grazie allo sostegno e lavoro di produttore e manager dell’arte Enzo Rossi-Ròiss. Principalmente dipinge a Riga, però nell’ultimo tempo anche a Venezia e in altre città, dove si reca frequentemente.
Leonardo non è l’unico maestro che Ilze Jaunberga ha studiato per dipingere d’aprés e dipinto, ha dipinto anche quadri d’aprés Botticelli, Raffaello e Giotto. Nello studio dell’artista si trova la monografia di Vermeer aperta al quadro La donna con la bilancia (1662-1664).
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ottobre 27th, 2011 at 3:17 pm

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DELLA TIMOFEEVA BIENNALIZZATA A MOSCA IN UNA BIBLIOTECA

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Un progetto espositivo speciale per la IV Biennale di Mosca (23 settembre – 16 ottobre 2011) è stato concepito da Maurizio Vanni, insediato nella MI Rudomino All-Russia Biblioteca di Stato per la Letteratura straniera (VGBIL vgbil@libfl.ru), protagonisti gli artisti Francesco Attolini, Christian Balzano e Lolita Timofeeva. Una location estranea e marginale al circuito moscovita che reddita e accredita chi si attiva professionalmente promuovendo e commercializzando opere d’arte: già utilizzata dalla Timofeeva nel 2004 per esporre alcune opere del ciclo “Anatomia di Firenze”. Le nuove opere della pittrice lettone italiana russofona (nata a Riga nel 1964, cittadina italiana dal 1991) risultano insiemizzate dal titolo “Opus Alchymicum”, tutte riprodotte in una pubblicazione monografica edita da Allemandi con un testo critico di Arturo Schwarz (nato nel 1924). Sono accreditate come opere di un’artista che: “ Nel 1997 ha rappresentato la Lettonia con una mostra personale nella XLVII Biennale di Venezia”: disapprovata e misconociuta da Helena Demakova e Solvita Krese perchè curricultata come nel link http://www.italo-baltica.it/wordpress/lolita-timofeeva-2.html (dal mio libro “Mondo lettone made in Italy” – QuattroVenti Edizioni Urbino).

Written by rossiroiss

settembre 25th, 2011 at 12:32 pm

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