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	<title>Italo-Baltica &#187; copyright RossiRoiss.it</title>
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		<title>Angelo Frosio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:16:39 +0000</pubDate>
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Degli sfaccendati in Italia attivi come faccendieri nei Paesi Baltici ho scritto più volte e diffusamente. Non ho scritto diffusamente, invece, di un affaccendato in Italia (con contributi della Regione Lombardia, di privati cittadini e della collaborazione di volontari), che si è iper affaccendato con impegno e profitto anche nei paesi Baltici: aumentando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italo-baltica.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/AngeloFrosio2.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="AngeloFrosio2" border="0" alt="AngeloFrosio2" src="http://www.italo-baltica.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/AngeloFrosio2_thumb.jpg" width="644" height="437" /></a> </p>
<p>Degli sfaccendati in Italia attivi come faccendieri nei Paesi Baltici ho scritto più volte e diffusamente. Non ho scritto diffusamente, invece, di un affaccendato in Italia (con contributi della Regione Lombardia, di privati cittadini e della collaborazione di volontari), che si è iper affaccendato con impegno e profitto anche nei paesi Baltici: aumentando la produzione di formaggio (da 600 a 15.000 tonnellate annue), il fatturato e i posti di lavoro in loco.   <br />Non ho scritto di Angelo Frosio, poliedrico e „artistico“ imprenditore in Italia a Lodi, in provincia di Milano, tecnico caseario titolare della Frosio’s World Produtions e fondatore nel 1975 della onlus Scuola d’Arte Borgognone, cooperativa sociale e centro protetto abilitato al recupero dei portatori di handicap psico-fisici “Folligeniali”, mediante corsi artistici di recupero e solidarizzazione.    <br />“Temperamento focoso, nemico degli schemi tradizionali (…) Folle, ma di quella follia che è sinonimo di genialità” (sic!), il Frosio italodigiano si è interelazionato nei Paesi Baltici meritando l’onorificienza Stella della Solidarietà Internazionale, della Presidenza della Repubblica italiana, per aver contribuito al salvataggio dalla bancarotta di un caseificio in Lituania a Rokiskis, dove ha concepito la produzione di un formaggio semiduro denominato Goya (il celebre pittore spagnolo Francisco) e la Angelo Frosio Fundation. Attivandosi successivamente in Lettonia a Limbazi, poco lontano dal confine con l’Estonia, per la produzione di un formaggio molle denominato Munchhausen (il mitico Barone settecentesco lettone, narrato da Rudolf Raspe) e l’istituzione di un centro culturale in una residenza baronale nomata Castello di Igate.    <br />In un breve testo precedente ho reso noto che lo stesso Frosio ha brevettato in Lettonia “un formaggio che profuma di donna” e ha tenuto “… lezioni all’Università di Riga per il Ministero dell’Agricoltura a trentamila contadini” (sic!, in una e-mail inviata alla Italo-Baltica). Casanova, Cagliostro e Caravaggio sono in lista d’attesa come “nominazioni” di formaggi piccanti e verminosi, prodotti come il Goya e il Munchhausen col latte di mucche rosse baltiche, ognuna pesante 600 chili, alta 130 cm. e capace di produrre 5.000 litri di latte all’anno. Perfezionando il metodo produttivo già brevettato: Latte pastorizzato + fermenti lattici vivi + caglio naturale proveniente da Lodi + sale + 40% di grasso, stagionando il tutto durante 60 giorni e conservando la produzione in celle termoregolate posizionate in ambienti chiusi a temperatura di +5 gradi.    <br />L’industrioso e fantasioso caseario italodigiano non si è ancora attivato per la creazione di una succursale in territorio baltico della Scuola d’Arte Borgognone, in attesa di tempi migliori ed eventuali (provvidenziali) contributi economici Ue. Ha contribuito, però, alla nascita di un Museo del Presepe a Rokiskis in Lituania, per il quale ha iconizzato una Sacra Famiglia „formaggiata“, e si è già interelazionato per concretizzare un progetto di partecipazione della Lettonia alla Expo 2015 di Milano supportato dalla municipalità di Lodi.     <br />Il suo slogan è: La mucca ci salverà! Uno slogan divenuto titolazione di una performance espositiva en-plein-aire realizzata a Milano (Folle vacca): protagoniste numerose mucche in vetroresina, realizzate in grandezza naturale nel 2001 da una ditta di Zurigo, dipinte o decorate ognuna differentemente e posizionate sul suolo demaniale tra Piazza San Babila e il Castello Sforzesco, in gran numero sulla via Dante pedonalizzata. Uno slogan a futura memoria della mucca che lo ha salvato da una esistenza artistica precaria, intrapresa nel 1969 con una prima esposizione personale poco lontano dal suo luogo natale Bottino di Ricengo, nella sede dell’Associazione Granatieri di Sardegna a Crema/Cremona, titolare del diploma di perito caseario in odore di creatività artistica.     <br />Angelo Frosio è stato eletto Cittadino dell’anno 2000 in Lituania, premiato con Medaglia d’Oro dalla Agro Balt per aver prodotto in loco baltico un formaggio semiduro (Montecampo). Durante i festeggiamenti del Columbus Day 2006, presenti l’onorevole Franco Danieli e il senatore Renato Turano, è stato premiato da Richard Daley, sindaco di Chigago. Non disdegnerà altre attenzioni e onorificenze.</p>
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		<title>Marina Jarre</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:35:08 +0000</pubDate>
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		<title>Felice Vinci</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:33:44 +0000</pubDate>
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		<title>Mondo Lettone Made in Italy</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:32:28 +0000</pubDate>
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		<title>Sandra Kalniete</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:29:07 +0000</pubDate>
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		<title>EDITA WALTEROWNA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:47:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Assume notorietà artistica con tale nome e cognome in Italia, proveniente dalla Lettonia, sconosciuta e senza alcuna esperienza espositiva all’attivo, neanche del tipo collettivo.   Nasce Edita Walterowna von Zur Muehlen il 26 novembre 1886 a Smiltene, nella Lettonia orientale (Livonia). Il padre Walter è di origine prussiana e appartiene alla classe feudale dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Assume notorietà artistica con tale nome e cognome in Italia, proveniente dalla Lettonia, sconosciuta e senza alcuna esperienza espositiva all’attivo, neanche del tipo collettivo.   <br />Nasce Edita Walterowna von Zur Muehlen il 26 novembre 1886 a Smiltene, nella Lettonia orientale (Livonia). Il padre Walter è di origine prussiana e appartiene alla classe feudale dei Baroni Baltici. La madre Blanchine Sivers appartiene a una famiglia di commercianti francesi, insediatisi a Riga da gran tempo.    <br />Nel 1899 rimane orfana della madre. Lo zio barone Raimund von Zur Muehlen (1855-1931), cantante alla corte dello Zar e dell’imperatore prussiano, favorisce la sua formazione artistica.    <br />Allorchè scoppia la prima rivoluzione nel 1905, abbandona avventurosamente la Lettonia e raggiunge col padre e lo zio la Prussia orientale: successivaemnte si reca in Polonia e poi a Berlino, dove lavora come infermiera all’Ospedale della Carità.    <br />Nel 1908 (ventiduenne) si stabilisce a Konigsberg (l’attuale Kalinigrad), la città di Emmanuel Kant, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti fino al 1910. Nello stesso anno si reca per la prima volta a Parigi, dove frequenta gli ateliers di alcuni artisti. Visita Rouen, la città nella quale fu arsa viva Giovanna D’Arco.    <br />Nel 1911 arriva per la prima volta in Italia, soggiorna brevemente a Firenze e Roma..    <br />Nel 1912 (ventiseienne) torna in Italia e si stabilisce definitivamente a Roma. Olga Resenvic-Signorelli, traduttrice di romanzi russi, la introduce e accredita nel “milieu” artistico internazionale della capitale italiana, dove conosce, tra gli altri, anche lo scultore Angelo Zanelli, già marito della pittrice lettone Elisabeth Kaehlbrandt.    <br />Nel 1913 ha inizio la sua attività espositiva: partecipa con due opere alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della “Secessione”, allestita nelle sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma.    <br />Nel 1914 muore il barone Walter von Zur Muehlen, suo padre, nato nel 1855. Si reca a Smiltene in Lettonia per sistemare la tomba di famiglia. Non vi farà mai più ritorno. L’Italia sarà la sua nuova patria fino alla fine dei suoi giorni. Morirà ultranovantenne.    <br />Nel 1917 (trentaduenne) incontra Enrico Mario Broglio, scrittore e pittore ventinovenne destinato a diventare anche editore della rivista “Valori Plastici” e organizzatore di mostre d’arte. Ha inizio un rapporto di coppia e un sodalizio intellettuale e artistico che lascerà tracce bibliografiche (e non solo) indelebili nel dibattito delle idee e dell’artisticità dell’epoca. Decide di firmare “Edita Broglio” i suoi dipinti e comincia a esporli confrontandosi in numerosissime occasioni con gli artisti italiani più celebrati del momento.    <br />Tra il 1918 e il 1921 collabora alla pubblicazione di 15 fascicoli della rivista “Valori Plastici”.    <br />Nel 1927 sposa il Broglio, destinandosi a sopravvivergli, nominata sua erede universale nel 1946.    <br />Enrico Mario Broglio muore il 22 dicembre 1948. Edita&#160; trascorre il primo periodo della vedovanza a San Michele di Moriano in provincia di Lucca (Toscana) fino al 1955, anno in cui si trasferisce a Roma., dove mantiene in vita per alcuni anni le edizioni Valori Plastici.    <br />Nel 1974 (quasi novantenne) si lascia persuadere a mettere ordine nell’archivio di Valori Plastici, collaborante il poeta e pittore Georges de Canino. Muore a Roma il 19 gennaio 1977, giorno di San Mario. E’ sepolta nella Chiesa Ortodossa del cimitero acattolico per gli stranieri al Testaccio.    <br />GIUDIZIO CRITICO- Le sue prime opere sono caratterizzate da una perfezione accademica di scuola d’ambito tedesco, con evidenti tracce della pittura fauve.    <br />In Italia ha dipinto per svelare il cosiddetto “segreto degli antichi”, senza intenzioni restaurative e di revival della tradizione o rivalsa sull’avanguardismo: impegnata nella elaborazione della propria poetica, “…mantenendosi in una personale equidistanza tra le valenze inquietanti di De Chirico, quelle ironiche di Savinio e quelle arcaizzanti di Carrà”.    <br />Ha ridipinto opere già dipinte: il medesimo soggetto in un diverso ambiente, con diversa luce, diverse cromie, diverse intenzioni esegetiche. Ha completato opere lasciate incompiute dal marito, ha retrodatato ingannevolmente opere personali, molte non le ha datate disordinando la cronologia esecutiva di tutto il suo “corpus” artistico.    <br />Proveniente dalla lontana periferia baltica dell’impero russo, la Lettonia “terra di uri e di ambra”, di laghi e di vento, ha conservato (o preservato!) il temperamento originario fino alla fine della sua vita. Tanto che un critico d’arte italiano ha scritto: “non è artista nostrana”. Perché un certo atavismo culturale prussiano russificato, mai rimosso dal profondo del suo inconscio, l’ha continuamente determinata nella elaborazione delle soluzioni formali, iconiche e cromatiche più ricorrenti nei suoi dipinti, durante la sua lunghissima e ininterrotta permanenza in Italia.    <br />Come già scritto per la Kaehlbrandt, anche per la Walterowna, ricognomatasi Broglio, è possibile (opportuno) scrivere che ha dipinto opere meno apprezzate dalla critica d’arte, dopo essere rimasta vedova nel 1948.</p>
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		<title>VIJA SPEKKE</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:46:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Assume notorietà artistica in Italia a partire dal 1982, dopo una esposizione personale al Latvian Centre di Washington nel 1977.   Nasce a Riga nel 1921 da Arnolds Spekke (1887-1972), storico e docente universitario, linguista e scrittore, autore di studi sul Cervantes e sull’Ariosto e di un libro sui rapporti degli umanisti di Riga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Assume notorietà artistica in Italia a partire dal 1982, dopo una esposizione personale al Latvian Centre di Washington nel 1977.   <br />Nasce a Riga nel 1921 da Arnolds Spekke (1887-1972), storico e docente universitario, linguista e scrittore, autore di studi sul Cervantes e sull’Ariosto e di un libro sui rapporti degli umanisti di Riga con gli autori del Rinascimento italiano, creatore di un gruppo di “romanisti” comprendente anche Laima Akuraters traduttrice del Petrarca e Veronika Strelerte traduttrice de “La vita” di Benvenuto Cellini.    <br />E’ anche nipote di Edvarts Wirza nato Edvarts Liekna (1883-1940), il maggior poeta moderno in lingua lettone, studioso della letteratura russa e di quella francese: sposato dal 1920 alla poetessa Elza Sterste (1885-1976) traduttrice di opere francesi in lettone e viceversa.     <br />Nel 1933 giunge in Italia con la famiglia, poiché suo padre è stato nominato Ambasciatore della Repubblica di Lettonia per l’Italia, la Grecia, la Bulgaria e l’Albania. Dà inizio ai suoi studi artistici presso l’Accademia Reale di Belle Arti a Roma.    <br />Nel 1940, a seguito dell’occupazione russa della Lettonia, si stabilisce in Inghilterra col marito Michael Fyfe. A Londra completa e conclude i suoi studi artistici presso la Ruskin School di Oxford. Anche suo padre si stabilisce a Londra.    <br />Nel 1952 si stabilisce a Verona nella Villa Valverde, residenza aristocratica cinquecentesca nella piana di Montorio, proprietà del conte Orazio da Sacco (1904-1977), suo secondo marito.    <br />A Verona segue i corsi dell’Accademia Cignaroli (pittura, scultura, incisione, litografia). Contemporaneamente frequenta anche i corsi di serigrafia e litografia della Scuola Internazionale di Grafica a Venezia.    <br />Ha tradotto in italiano per la casa editrice Rizzoli “Pensieri Incompleti” di Mara Zalite, scrittrice lettone.    <br />Vive e abita a Verona: quando soggiorna&#160; a Riga abita nella città vecchia.    <br />GIUDIZIO CRITICO-&#160; Gli approcci esegetici alla opere di Vija Spekke, eseguiti dagli Autori dei testi che costituiscono la sua bibliografia, hanno generato pregevoli esercizi di scrittura letteraria e di analisi&#160; psicologica (anche psicanalitica). Una specifica e attenta analisi estetologica, perciò, non è stata ancora effettuata. Gioverà, quindi, prima di continuare a scrivere il mio testo , “tematizzare” come segue in corsivo: Figuratività evocata e allusiva – Classicismo fantasmatico lettonizzato – Immaginazione tardoromantica e simbolista di estrazione nord-europea – Romanticismo visionario.    <br />Tale “tematizzazione” la&#160; considero&#160; indispensabile: sapendo che la pittrice di origine lettone opera in sintonia con testi poetici di Autori Illustri (Jorge Luis Borges, più di altri), e sapendo abbastanza della cultura e della intelligenza che sono presenti nei suoi dipinti. Pérchè durante la sua lunga esistenza, che ha raggiunto e superato agevolmente l’ottuagenarietà, cultura e intelligenza sono state presenti a cominciare dal giorno della sua nascita: avendo avuto per genitore il più noto e apprezzato degli storici nazionali lettoni (Arnolds Spekke) e per zio il più considerato dei poeti lettoni (Edvarts Virza).    <br />E’ stato scritto che per la Spekke “…dipingere significa certamente amare ancora, secondo una felice definizione di Henry Miller”. Presupponendola votata definitivamente all’arte pittorica nel momento in cui si è resa consapevole di non avere chi o che cosa amare. La mia opinione è che la Spekke si sia&#160; concessa anima e corpo alla pittura tardivamente, dopo averla ambita e lungamente meditata come opzione vitale definitiva. Ragion per cui il dipingere lo ha privilegiato come “fare” totale e totalizzante, supportato da attente letture di testi poetici, per la comunicazione delle proprie emozioni, per la raffigurazione dei propri incantamenti e dei propri sogni (sia a occhi chiusi che a occhi aperti!), e per exprimere poesia: perché, alla resa dei conti esistenziali, il bilancio personale risultasse contrassegnato da qualche “ segno più”.    <br />Sono tante le citazioni iconiche e formali, sia esplicite che implicite, totali o in frammenti, nei suoi dipinti: perché è tanta la conoscenza artistica e letteraria acquisita, elaborata e metabolizzata.    <br />Scritto ciò, è possibile ora analizzare le opere che costituiscono il suo “corpus artistico”, scrivendo che non si è mai autoraffigurata, perché non ha mai nutrito il culto di sé e delle proprie fattezze, né ha mai raffigurato fattezze amicali o famigliari, così come non ha mai riprodotto il reale o il riconoscibile come realtà. Per raffigurare, invece, il desiderio e il sogno, connotandoli con segni, materia cartacea e cromie, dando consistenza alla trasparenza e alla leggerezza: la stessa trasparenza e la stessa leggerezza dell’ambra che lascia intravedere reperti inglobati del mondo animale e vegetale. Poiché l’ambra, come ho già scritto, può essere adottata come metafora “materica” per illustrare e spiegare un artista lettone: sia questo pittore, scrittore, musicista, altro creativo. </p>
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		<title>Niklavs Strunke (1894-1966)</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:45:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Considerato dai critici d’arte connazionali il più lettone dei pittori del ‘900, ha trascorso la maggior parte della sua vita a Roma, soggiornando anche a Firenze, Sorrento, Capri. Tanto che gli&#160; attribuiscono questa frase: “Se non posso dipingere Lettonia, dipingo Italia, siccome a me, vecchio romantico di Riga, è molto vicina”. E&#8217; sepolto nel cimitero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considerato dai critici d’arte connazionali il più lettone dei pittori del ‘900, ha trascorso la maggior parte della sua vita a Roma, soggiornando anche a Firenze, Sorrento, Capri. Tanto che gli&#160; attribuiscono questa frase: “Se non posso dipingere Lettonia, dipingo Italia, siccome a me, vecchio romantico di Riga, è molto vicina”. E&#8217; sepolto nel cimitero acattolico del Testaccio a Roma, con un simbolo lettone scolpito nel marmo bianco che la contraddistingue.&#160; <br />Visitò l&#8217;Italia per la prima volta nel 1924, dopo aver conosciuto il futurismo italiano tramite un gallerista/scrittore (un certo Vasari) incontrato a Berlino. Ebbe subito per amico il pittore marchigiano Ivo Pannaggi (1901-1981), successivamente vissuto a lungo a Copenaghen, col quale dipinse &quot;astrattismo geometrico&quot;, e che avrebbe raffigurato in un &quot;ritratto&quot; monografato a Riga nel 2002 da Dzintra Andrusaite, come opera del 1924, post-mortem di entrambi.    <br />Le sue opere non sono immediatamente riconoscibili, perché il loro autore non si è dato uno stile, poiché ha dipinto e disegnato tanto e di tutto in maniere plurime. Metabolizzando e usando tutto il “sapere” che è riuscito ad assimilare per dare forma e contenuto pertinenti alla specialità della idea che di volta in volta lo ha “interessato”. “Senza impiastricciarsi di teorie o abbracciare bandiere”, è stato scritto di molti pittori della sua “categoria”: talentosi artigiani, più che artisti.    <br />In principio ha riproposto estetismi lettoni, successivamente ha lettonizzato estetismi “esotici” che lo hanno occasionalmente intrigato come emulo o epigono, nelle occasioni in cui ha anche pensato usando la sua “bella mano” creatrice.    <br />Il corpus delle sue opere lo documenta, perciò, come individuo creativo capace, versatile e polimorfo, gregario più che leader: produttore eclettico e disinvolto di scenografie e costumi teatrali, ex libris, illustrazioni e copertine per libri, ritratti e autoritratti, sia dipinti che disegnati, acquerelli, piatti in porcellana, vetrate, figuratività popolare o popolaresca, coeva ad altra figuratività elitaria e aristocratica.    <br />Quasi certamente ha incontrato ad Anticoli Corrado, località laziale per villeggianti, durante un soggiorno estivo, la pittrice lettone Elisabeth Kaehlbrandt moglie dello scultore italiano Angelo Zanelli. Ed è possibile supporre che abbia incontrato a Roma anche Edita Walterowna, altra pittrice lettone in rapporto di coppia col pittore e intellettuale italiano Mario Broglio, molto attiva e ben considerata.</p>
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		<title>ILZE JAUMBERGA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossiroiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ nata secondogenita a Riga (Lettonia) il 16 febbraio 1978. Il padre Andris è un docente laureato in fisica, con otto anni adolescenziali trascorsi deportato con la famiglia nella Siberia sovietica degli anni ’40 e ‘50. La madre Anna è una geografa, con attività lavorativa pagata da una multinazionale che produce e commercializza rilievi cartografici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ nata secondogenita a Riga (Lettonia) il 16 febbraio 1978. Il padre Andris è un docente laureato in fisica, con otto anni adolescenziali trascorsi deportato con la famiglia nella Siberia sovietica degli anni ’40 e ‘50. La madre Anna è una geografa, con attività lavorativa pagata da una multinazionale che produce e commercializza rilievi cartografici. Il fratello è laureato in chimica, con esperienze lavorative pluriennali&#160; negli USA. Ha compiuto studi artistici regolari e progressivi in Istituti specifici (sia inferiori che superiori) fino al conseguimento del diploma e del “magister” della Accademia di Belle Arti a Riga, specializzandosi in pittura classica. Giovanissima, ha compiuto i suoi primi viaggi all’estero. Ha dato inizio alla sua attività espositiva nel 2000 a Riga. Parla correntemente la lingua inglese e quella italiana,&#160; sa esprimersi in russo.    <br />Soggiorna frequentemente a Venezia, in concomitanza con eventi artistici internazionali e il Carnevale.</p>
<p>Altro con immagini in: <a href="http://www.IlzeJaunberga.com" target="_blank">www.IlzeJaunberga.com</a></p>
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		<title>Elisabeth Kaehlbrandt</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossiroiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di stirpe alto-borghese, generata nel 1880 a Riga in Lettonia, da una coppia tedesco-polacca, con parenti pastori evangelici, ha familiarizzato con baroni, conti e principi tedeschi fino all’età di 28 anni, soggiornando nei loro castelli e dipingendo al loro servizio. Perciò la sua pittura è la pittura di una “gran signora”, nata e vissuta agiatamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di stirpe alto-borghese, generata nel 1880 a Riga in Lettonia, da una coppia tedesco-polacca, con parenti pastori evangelici, ha familiarizzato con baroni, conti e principi tedeschi fino all’età di 28 anni, soggiornando nei loro castelli e dipingendo al loro servizio. Perciò la sua pittura è la pittura di una “gran signora”, nata e vissuta agiatamente in dimore con stanze e servitù per ogni necessità, che ha mal sopportato, poi, ogni volta i disagi contingenti e le ristrettezze economiche obbligate, così come ha male abitato in costruzioni periferiche (l’ultima a Bergamo, sebbene spaziosa 215 mq.).   <br />Ha dipinto figuratività con perizia sperimentata e meditata, per rappresentare e illustrare scene di vita famigliare, luoghi conosciuti, fattezze di persone e personaggi con i quali ha avuto rapporti domestici o ravvicinati.    <br />Tutto è esplicito e verosimile o&#160; rassomigliante nelle sue opere. L’allegoria bizzarra e la metafora ardita non le ha concepite, né espresse. La simbolizzazione l’ha iconografata con forme e cromie elementari. Tutto è political-correct nelle sue opere.    <br />Nel suo rapporto con l’arte pittorica ha mantenuto costantemente rapporti simbiotici con la sua balticità aristocratica originaria, estrinsecandola compiaciuta e senza remore. Durante il periodo della vedovanza e durante la terza età, ha dipinto scene bibliche ortodosse e manierate, poco apprezzate dalla critica d’arte.    <br />Concludendo è possibile scrivere che le sue opere ci risultano dipinte da una “signorabene” morta novantenne a Bergamo nel 1970, ex signorina di buona famiglia, ben educata e istruita, divenuta sposa nel 1909 di uno scultore italiano (Angelo Zanelli) in quel momento ben noto al “milieu” sociale, artistico e politico, discriminato e sottaciuto successivamente alla sconfitta del fascismo.</p>
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