Italo-Baltica

associazione culturale

VIJA SPEKKE

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Assume notorietà artistica in Italia a partire dal 1982, dopo una esposizione personale al Latvian Centre di Washington nel 1977.
Nasce a Riga nel 1922 da Arnolds Spekke (1887-1972), storico e docente universitario, linguista e scrittore, autore di studi sul Cervantes e sull’Ariosto e di un libro sui rapporti degli umanisti di Riga con gli autori del Rinascimento italiano, creatore di un gruppo di “romanisti” comprendente anche Laima Akuraters traduttrice del Petrarca e Veronika Strelerte traduttrice de “La vita” di Benvenuto Cellini.
E’ anche nipote di Edvarts Virza nato Edvarts Liekna (1883-1940), il maggior poeta moderno in lingua lettone, studioso della letteratura russa e di quella francese: sposato dal 1920 alla poetessa Elza Sterste (1885-1976) traduttrice di opere francesi in lettone e viceversa.
Nel 1933 giunge in Italia con la famiglia, poiché suo padre è stato nominato Ambasciatore della Repubblica di Lettonia per l’Italia, la Grecia, la Bulgaria e l’Albania. Dà inizio ai suoi studi artistici presso l’Accademia Reale di Belle Arti a Roma.
Nel 1940, a seguito dell’occupazione russa della Lettonia, si stabilisce in Inghilterra col marito Michael Fyfe. A Londra completa e conclude i suoi studi artistici presso la Ruskin School di Oxford. Anche suo padre si stabilisce a Londra.
Nel 1952 si stabilisce a Verona nella Villa Valverde, residenza aristocratica cinquecentesca nella piana di Montorio, proprietà del conte Orazio da Sacco (1904-1977), suo secondo marito.
A Verona segue i corsi dell’Accademia Cignaroli (pittura, scultura, incisione, litografia). Contemporaneamente frequenta anche i corsi di serigrafia e litografia della Scuola Internazionale di Grafica a Venezia.
Ha tradotto in italiano per la casa editrice Rizzoli “Pensieri Incompleti” di Mara Zalite, scrittrice lettone.
Vive e abita a Verona: quando soggiorna  a Riga abita nella città vecchia.
GIUDIZIO CRITICO-  Gli approcci esegetici alla opere di Vija Spekke, eseguiti dagli Autori dei testi che costituiscono la sua bibliografia, hanno generato pregevoli esercizi di scrittura letteraria e di analisi  psicologica (anche psicanalitica). Una specifica e attenta analisi estetologica, perciò, non è stata ancora effettuata. Gioverà, quindi, prima di continuare a scrivere il mio testo , “tematizzare” come segue in corsivo: Figuratività evocata e allusiva – Classicismo fantasmatico lettonizzato – Immaginazione tardoromantica e simbolista di estrazione nord-europea – Romanticismo visionario.
Tale “tematizzazione” la  considero  indispensabile: sapendo che la pittrice di origine lettone opera in sintonia con testi poetici di Autori Illustri (Jorge Luis Borges, più di altri), e sapendo abbastanza della cultura e della intelligenza che sono presenti nei suoi dipinti. Pérchè durante la sua lunga esistenza, che ha raggiunto e superato agevolmente l’ottuagenarietà, cultura e intelligenza sono state presenti a cominciare dal giorno della sua nascita: avendo avuto per genitore il più noto e apprezzato degli storici nazionali lettoni (Arnolds Spekke) e per zio il più considerato dei poeti lettoni (Edvarts Virza).
E’ stato scritto che per la Spekke “…dipingere significa certamente amare ancora, secondo una felice definizione di Henry Miller”. Presupponendola votata definitivamente all’arte pittorica nel momento in cui si è resa consapevole di non avere chi o che cosa amare. La mia opinione è che la Spekke si sia  concessa anima e corpo alla pittura tardivamente, dopo averla ambita e lungamente meditata come opzione vitale definitiva. Ragion per cui il dipingere lo ha privilegiato come “fare” totale e totalizzante, supportato da attente letture di testi poetici, per la comunicazione delle proprie emozioni, per la raffigurazione dei propri incantamenti e dei propri sogni (sia a occhi chiusi che a occhi aperti!), e per exprimere poesia: perché, alla resa dei conti esistenziali, il bilancio personale risultasse contrassegnato da qualche “ segno più”.
Sono tante le citazioni iconiche e formali, sia esplicite che implicite, totali o in frammenti, nei suoi dipinti: perché è tanta la conoscenza artistica e letteraria acquisita, elaborata e metabolizzata.
Scritto ciò, è possibile ora analizzare le opere che costituiscono il suo “corpus artistico”, scrivendo che non si è mai autoraffigurata, perché non ha mai nutrito il culto di sé e delle proprie fattezze, né ha mai raffigurato fattezze amicali o famigliari, così come non ha mai riprodotto il reale o il riconoscibile come realtà. Per raffigurare, invece, il desiderio e il sogno, connotandoli con segni, materia cartacea e cromie, dando consistenza alla trasparenza e alla leggerezza: la stessa trasparenza e la stessa leggerezza dell’ambra che lascia intravedere reperti inglobati del mondo animale e vegetale. Poiché l’ambra, come ho già scritto, può essere adottata come metafora “materica” per illustrare e spiegare un artista lettone: sia questo pittore, scrittore, musicista, altro creativo.

Written by rossiroiss

dicembre 11th, 2009 at 11:46 am

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